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Mons. Mameli Luzzetti tornato alla Casa del Padre   versione testuale
Lunedì 3 giugno le esequie nella chiesa parrocchiale di Giardino

Don Mameli Luzzetti nasce a Scansano il 5 ottobre 1931, viene ordinato diacono nella Basilica di S. Maria della Quercia a Viterbo e riceve l’Ordine del presbiterato nella chiesa parrocchiale di Scansano dalle mani del Vescovo diocesano, Mons. Vanni, il 24 luglio 1955.
Dal 1955 al 1957 è Assistente dei giovani presso il Convitto ‘Casa del Fanciullo’ di Manciano e, contemporaneamente, ricopre in quella comunità parrocchiale il ruolo di Vicario parrocchiale.
Nel 1957 inizia la sua esperienza come parroco presso le comunità di Poggio Capanne e Poggio Murella, nel comune di Manciano, dove rimarrà fino al 1966, quando verrà nominato parroco della parrocchia di S. Leonardo a Manciano e di S. Gregorio VII alla Sgrilla.
Lì rimarrà fino al 1977 quando gli sarà affidata la comunità parrocchiale di Sovana e, nel contempo, il delicato incarico di Economo diocesano. In questo periodo sarà anche Amministratore parrocchiale di Elmo di Sorano.
Nel 1989 viene nominato parroco di Giardino, Torba e Ansedonia, comunità in cui rimarrà fino al giorno della sua dipartita. Dal 1987 è anche Canonico della Concattedrale di Orbetello.
Il 28 gennaio 2015 viene nominato dal Papa Cappellano di Sua Santità.
Il filo dei ricordi mi porta ai primi anni del mio sacerdozio, quando don Mameli ogni tanto mi chiamava ‘a rapporto’, come usava dire, non per rimproverarmi, ma per darmi dei consigli o, qualche volta, anche per incoraggiarmi. Sentivo nelle sue parole un notevole amore al Signore e alla sua Chiesa, un amore al quale, più di sessant’anni fa, don Mameli ha affidato la sua vita. Carattere forte, quello di don Mameli, poco incline ai compromessi, teso a portare avanti le idee e i progetti nei quali credeva con determinazione e impeto, senza ‘se’ e senza ‘ma’; una determinazione, però, che celava nel profondo un animo generoso, un animo che si mostrava tale a coloro che lo conoscevano bene e che, magari, avevano la possibilità di trascorrere più tempo con lui. A tal proposito, significativo mi sembrò il gesto fatto da don Mameli il quale, nell’ottobre del 2017, donò alla popolazione di Albinia, tramite la Confraternita di Misericordia, un defibrillatore destinato a salvare le vite di coloro che ne avessero avuto bisogno. Ecco credo che per capire il messaggio contenuto nella sua vita sia necessario proprio far riferimento al suo personalissimo rapporto con il dolore e sulla sua riflessione su esso che sintetizzò nel suo libro ‘Dio mio, Dio mio, perche?’, pubblicato nel 2018, testo in cui lui stesso, definendo il dolore come il grande mistero della vita umana, così scriveva: “Quante volte, forse anche noi, di fronte a realtà tristi e delittuose nella mente appare l’interrogativo:’Dove sei, o Dio?’ e ‘Perché proprio a me?’. Perché Egli sembra assente, silenzioso, spettatore (.) Eppure sono profondamente convinto che Dio, meglio di una mamma, non può dimenticare la sua creatura. Egli è il Dio con noi, sempre?. In una precedente pubblicazione, nel 2017, intitolata: ‘La devozione al Sacro Cuore di Gesù’, don Mameli, infine, ci dava la ‘password’, la ‘parola-chiave’ per entrare dentro questo grande mistero e per incontrare la salvezza del Signore, e questa password era proprio il Sacro Cuore di Gesù. Così scriveva: “Ancora una volta Dio sceglie il linguaggio dell’uomo per farsi conoscere o riconoscere. Il Cuore di Gesù è la partecipazione di Dio al dolore e alla sofferenza della creatura umana, Egli è il Dio che soffre, lotta e spera con l’uomo?.
Don Mameli ci ha lasciati proprio all’inizio del mese di giugno, il mese che la fede cristiana consegna alla preghiera e alla riflessione sul Sacro Cuore di Gesù e sulla sua volontà di amore per tutta l’umanità. Mi piace pensare che a lui il Signore abbia consegnato la password per aprire le porte del Paradiso.
 
Mons. Mameli Luzzetti è salito alla Casa del Padre nelle prime ore del giorno 2 giugno 2019, Solennità dell’Ascensione del Signore.
 
 
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