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Omelia nella Solennità di San Giuseppe nella Messa di saluto alla Diocesi
Antica Cattedrale di Sovana, 19 marzo 2015
Cooperare fedelmente


 


1 Un caro saluto pieno di gratitudine ai confratelli vescovi che testimoniano con il loro essere qui la fraternità e l’amicizia tra i vescovi della Metropolia di Siena: S.E. Mons. Buoncristiani, Arcivescovo Metropolita di Siena-Colle di Val di Elsa-Montalcino, S.E. Mons Rodolfo Cetoloni, Vescovo di Grosseto, S.E Mons. Carlo Ciattini, Vescovo di Massa Marittima-Piombino, S.E. Mons Stefano Manetti, Vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza. Con deferenza saluto S.E il Prefetto di Grosseto, che ci onora con la sua presenza, i sindaci del territorio diocesano, le autorità militari e civili tutte, la bella rappresentanza dell’Ordine Equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro, le associazioni di categoria ed il mondo variegato del volontariato. Un abbraccio carico di affetto a tutti voi carissimi presbiteri, diaconi permanenti, religiosi e religiose, seminaristi amati, ministranti, fedeli provenienti da ogni parte della Diocesi, persino dall’Isola del Giglio!

2 È un pomeriggio in cui si respira un’aria di famiglia nella Nostra Antica Cattedrale di Sovana, grembo originario del nostro cammino di Chiesa; la festa di San Giuseppe profuma di intimità familiare. Lui, il Custode del Redentore,  ci guida ai legami più veri e profondi, a quelli che legano le persone in modo indelebile e duraturo. Capo della Famiglia di Nazareth, Patrono della Chiesa universale, oggi illumina con la sua figura di ‘uomo giusto’ la celebrazione di congedo del vescovo dalla Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Diversi sacerdoti ricorderanno che il giorno del mio ingresso a Pitigliano, in un ventoso pomeriggio di  fine settembre, a quanti di loro venivano a salutarmi come previsto dal rito, dicevo “come in famiglia”; questa è l’idea di chiesa che mi convince e che amo: famiglia di Dio che cammina nella storia animata dal soffio dello Spirito Santo, accompagnata dalla dolce presenza di Maria Madre della Chiesa per testimoniare, annunciare e servire il Vangelo per la speranza del mondo. “Come in famiglia”! Si, questo in fondo è stato il mio desiderio più profondo: realizzare una grande famiglia, nella semplicità e nella collaborazione, corresponsabili della crescita di questa Chiesa bella di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Mi piace pensare a San Giuseppe che osserva tutti noi e con il suo manto ci avvolge rassicurandoci con la sua ‘intercessione onnipotente’, secondo la felice espressione di Santa Teresa d’Avila, della quale quest’anno celebriamo il quinto centenario della nascita (1515-2015).

3 Ricordo ancora con grande intensità il pomeriggio del 9 gennaio scorso: celebravo la Santa Messa nella Cappella di San Giuseppe a Pereta, ero in Visita pastorale; da una bella tela posta sopra l’altare  San Giuseppe dormiente mi osservava; io lo guardavo mentre dormiva e nel sogno riceveva le istruzioni a riguardo di che cosa avrebbe dovuto fare dal messaggero divino; “non temere di prendere con te Maria tua sposa”; già avevo ed ho tanta paura di lasciarvi, più si prendono gli anni  più i distacchi sono pesanti; l’umanissima e naturale esigenza di mettere radici grida dentro e minaccia lo slancio missionario che portiamo nel DNA di battezzati e cresimati, di preti e vescovi; un’altra pagina di servizio alla Chiesa stava per aprirsi; il giorno dopo a mezzogiorno ci sarebbe stata la pubblicazione della mia nomina. Ero riuscito a mantenere il segreto, nessuno se lo aspettava.

4 “Non temere”, le prime parole dell’uomo a Dio sono state “ho avuto paura” (Gn 3,10); “Non temere” è la prima parola che il Signore rivolge all’uomo quando si manifesta e gli propone un percorso nuovo.  La paura, principio di ogni fuga, è il contrario della fede.  Nel sonno Giacobbe fu raggiunto da Dio mentre fuggiva (Gn 28,10ss), nel sonno raggiunse Elia in fuga (1Re 19,1ss). Nella veglia ci si difende, censurando ciò che non si vuole, nel sonno tutto esce in libertà; il giusto che ha il cuore puro ha gli stessi sogni di Dio; la sua Parola parla nel sonno delle altre parole; la Parola di Dio quando entra nel cuore, risveglia nel profondo quel sogno segreto, quel sogno che è lo stesso di Dio. L’erede della promessa, Giuseppe figlio di Davide, è chiamato dalla Parola ad accogliere il dono, con un atto supremo di decisione e di libertà “a cooperare fedelmente al compimento dell’opera di salvezza” (Colletta).

5 Giuseppe, uomo giusto, fa come l’angelo gli aveva indicato. Serve l’opera della redenzione in silenzio e con efficacia. Educa il figlio di Dio fatto uomo, a lui affidato dall’Altissimo. Lo fa crescere in età, sapienza e grazia; finito il suo compito scompare. Uomo del servizio e del silenzio. Servire e sparire potrebbero essere i verbi che compendiano il movimento della vita interiore di San Giuseppe. Giuseppe aveva fatto altri piani, buoni per servire Dio; ora deve lasciarsi prendere a servizio. Mi tornano in mente le riflessioni di un grande teologo del Novecento: “era semplicemente questo: tu non devi scegliere nulla, sei stato chiamato. Tu non dovrai servire, ma sarai preso a servizio; non hai piani da realizzare, sei soltanto un piccolo tassello in un mosaico che è già stato preparato da lungo tempo. Tutto quello che dovevo fare era lasciare tutto e seguirlo senza fare progetti, senza desideri e aspettative. Tutto quello che dovevo fare era starci, aspettare e vedere per che cosa sarei servito” (H.U. Von Balthasar , Pourquoi je me suis faiy pretre 1959).

6 E poi questi pensieri mi veniva da applicarli a questa Chiesa Santa: “Non temere”! Accogli anche tu il dono misterioso di Dio, non temere il futuro; l’Emmanuele sarà il Dio con te; nella fede vinci la paura del voltare pagina, della consapevolezza dei tuoi limiti, delle chiacchere a volte inquietanti; accogli il dono di un nuovo futuro costruito dalla fantasia creatrice di Dio; lasciati prendere a servizio della Sua gloria, stacci; aspetta e vedrai a che cosa sarà servita la tua storia secolare. Nulla andrà perduto del bene fatto insieme in questi anni, non importa se Dio scombina i piani nostri, Lui è fedele per sempre e ha piani sorprendenti: ‘manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati’ (Gv 5,20).

7 Questa Chiesa dal 25 marzo sarà in attesa del suo nuovo pastore  e per lui dobbiamo pregare per imparare da adesso ad amarlo e a volergli bene perché possa anche lui, come è stato per me, gustare la gioia di appartenere come padre e pastore proprio a questa famiglia ecclesiale ed essere così sostenuto e spronato a dare il meglio di sé. Non siate freddi o timorosi o peggio nostalgici e sospettosi, andategli incontro con cuore aperto, generoso accogliente. Fategli vivere la Chiesa/famiglia dei figli di Dio

8 Per me si chiude il servizio qui in mezzo a voi e come ho sempre predicato del caro Custode del Redentore, debbo ‘sparire’; servire e sparire, senza guardarsi indietro; certo non sarà possibile cancellare la bellezza di quelle relazioni umane che sono sbocciate durante il percorso:  penso ai ragazzi che ho trovato poco più di bambini e lascio adolescenti avanzati, penso ai miei seminaristi, ai preti giovani, agli anziani, a quelli che mi sono stati accanto e hanno portato con me il dolce peso della guida della Diocesi, il mio Vicario generale, il Vicario per la pastorale e tutti gli altri responsabili degli uffici diocesani, le religiose e tanti, tanti laici straordinari che ho scoperto  nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, a tutti dico  ‘grazie’!.

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