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Omelia nella Santa Messa di ingresso in Diocesi
Cattedrale di Pitigliano, 29 novembre 2015
Sono contento di essere il vostro vescovo

Carissimo arcivescovo Antonio, cari confratelli vescovi, sacerdoti, diaconi e tutto il popolo di Dio della Diocesi di Pitigliano, Sovana e Orbetello, pace e bene tutti voi. Mi sono presentato con queste parole e ve le ripeto ancora dal profondo del cuore. Il mio rispettoso saluto a sua eccellenza il Prefetto, ai sindaci del nostro territorio: Rispondo con gioia al saluto che il sindaco di Pitigliano mi ha rivolto a nome di tutti gli altri rappresentanti della società civile: vogliamo certamente collaborare insieme per il bene della società civile ed ecclesiale. Pace che viene dal Signore e il bene che è il Signore stesso; io vi auguro di credere sempre nel Signore Gesù, di professare con gioia e coraggio la fede nel Signore Gesù; è il mio compito ora quello di servire la vostra fede, con la gioia nel professarla e nel viverla. Il vescovo ha questo compito fondamentalmente. La parola vescovo vuol dire colui che sorveglia; certo si può sorvegliare con animosità e per tanti motivi, ma la Scrittura attraverso l’ordinazione ha ricordato a me in che modo si deve sorvegliare: non come padroni del gregge, ma come parti del gregge stesso. È quello che vi prometto fratelli e, permettete, figli della chiesa di Pitigliano, di Sovana e di Orbetello. Vi posso assicurare che non avrò altro scopo nella mia vita, da stasera in poi, se non quello di condividere con voi la vita cristiana, di testimoniarvela e umilmente insegnarvela. Non vi sembri fuori luogo quest’ultimo verbo, che potrebbe sembrare presuntuoso, ma è questo il compito del vescovo, che raccoglie la testimonianza di fede delle generazioni passate e dei vescovi precedenti, per viverla nell’oggi e consegnarla a chi verrà dopo; la Chiesa funziona così. Allora vi esprimo la mia gioia di essere qui, io sono contento di essere il vostro vescovo. Vi prometto davanti a Dio, in questo momento così importante della mia vita, di essere sempre al vostro servizio spirituale.

Permettete molto brevemente che mi presenti. Sono nato da una modesta famiglia di operai. Mio padre ha fatto per tanti anni il fornaio e poi ha lavorato in fabbrica, mia madre era una collaboratrice domestica; perché vi dico queste cose? Perché il vescovo non è un personaggio che piove da chissà dove, che non ha un retroterra umano, fatto di affetti, di educazione, di esperienze. Io benedico Dio per i miei genitori che mi hanno educato, mi hanno voluto bene e non si sono opposti alla mia vocazione precoce, visto che sono entrato in seminario da piccolo; hanno dovuto impararla anche loro questa strada nuova che Dio mi apriva, ma non hanno detto di no. Se oggi sono qui lo devo anche a loro. Io appartengo all’ordine dei frati minori cappuccini e oggi per i francescani è una data molto particolare: il 29 novembre del 1223 il papa Onorio III approvò definitivamente la regola francescana. Vivo questo momento anche nel ricordo di quella regola che ho professato tanti anni fa e per tutta la mia vita continuerò, a Dio piacendo, ad osservarla. Questo sono io. (applauso).

Ho svolto per tanti anni il ministero sacerdotale come parroco, ho insegnato per tanto tempo Storia della Chiesa; questo sono io ed ora insieme camminiamo, insieme meditiamo la Parola di Dio, insieme incoraggiamoci gli uni gli altri per individuare le strade più opportune ove camminare  insieme. Il vescovo Guglielmo parlava prima di una sinodalità, che è frutto del Sinodo diocesano, che è frutto anche di esperienze successive, e vorrei dire anche di stima reciproca e di amore. Non si cammina insieme per forza o per combinazione, ma perché lo vogliamo fare e noi, lo ripetiamo qui davanti al Signore, lo vogliamo fare insieme questo cammino.

Oggi è al prima domenica di Avvento, la Chiesa ri inizia il suo anno liturgico per prepararsi al natale e, come diciamo nel Credo, al ritorno di Gesù nella gloria per giudicare i vivi ed i morti ed il suo regno non avrà fine. Dopo la consacrazione diremo: annunciamo la tua morte e proclamiamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta. È la caratteristica della fede cristiana. Il vangelo presenta questa verità con il linguaggio apocalittico: è la buona notizia che Gesù è il Signore della nostra vita. Possiamo dire che non siamo venuti in questo mondo per sbaglio o per combinazione; sappiamo perché siamo in questo mondo. Preghiamo Dio di andarcene senza sbattere la porta. Questa è la vita cristiana che vogliamo insieme continuare a vivere.

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