Cristo vive in mezzo a noi
Il giorno 26 settembre, Mons. Bernardino ha convocato l’assemblea diocesana per l’apertura dell’anno pastorale.
L’incontro, che si è svolto nel pomeriggio a Pitigliano nella Sala Ildebrando, all’interno del palazzo Orsini, si è aperto con un momento di preghiera e con l’ascolto del Vangelo di Giovanni (15,1-8): «Io sono la vite vera». L’immagine della vite e dei tralci, proposta da Gesù, illumina in modo profondo il mistero della relazione con Cristo e della comunione ecclesiale. «Io sono la vite, voi i tralci»: parole che descrivono un legame vitale, permanente e necessario. Il tralcio non può vivere separato dalla vite, perché da essa riceve la linfa, la forza e la capacità di portare frutto. Allo stesso modo, il cristiano non può vivere autenticamente la fede senza rimanere unito a Cristo. La partecipazione di persone che rappresentavano 40 parrocchie della diocesi e delle religiose di diverse comunità, è stata espressione di una Chiesa viva, capace di trovarsi per condividere gioie e dolori, desideri, attese, fragilità e talenti in Cristo. Il Vescovo ha incoraggiato un cammino comune, con un obiettivo e una direzione condivisi: crescere nella fede attraverso esperienze concrete di comunione. La Chiesa vive oggi in un contesto profondamente trasformato. Diminuisce la pratica religiosa e cambiano i rapporti con i ragazzi, le famiglie, gli insegnanti di religione, gli oratori e le comunità parrocchiali. Molte persone che abitano il territorio e non frequentano la Chiesa, tuttavia, continuano a sentirsi in qualche modo parte di essa: alcune credono senza vivere “l’appartenenza”; altre sentono l’appartenenza alla chiesa locale, ma senza una fede consapevole, altre ancora vivono una fede personale e individuale. È necessario, quindi, interrogarsi su quale orizzonte offrire e su come formare ed evangelizzare in un mondo sempre più simile a quello dei primi cristiani. Nella sua riflessione, Mons. Bernardino ha condiviso un interrogativo che riguarda il futuro e che parte da un esame di realtà: tra dieci anni chi porterà avanti la fede nelle parrocchie e nelle comunità? Non si tratta soltanto di una questione anagrafica, ma di comprendere la necessità di immettere già ora idee nuove nella continuità del nostro percorso, della nostra esperienza, affinché la Chiesa possa crescere e portare frutto nel tempo. Per questo è stato proposto un cammino pastorale di tre anni, pensato per essere compreso e attuato gradualmente e costituito di tre fasi: la relazione con Cristo, la comunità, la missione e l’annuncio. Il primo anno sarà dedicato alla consapevolezza della relazione personale con Gesù e del dono ricevuto da ciascuno. L’esperienza cristiana è infatti relazione, fiducia e presenza viva di Cristo tra noi attraverso la sua Parola e l’Eucaristia, non semplice ricordo. Cristo è con noi ogni giorno e ci chiede di essere con Lui. Dio non sopporta la distanza: desidera unirsi a ciascuno di noi. È stato ricordato che non dobbiamo lasciarci bloccare dal passato, che talvolta agisce come se fosse un freno a mano tirato in movimento, ma chiederci piuttosto verso dove siamo diretti e che cosa possiamo fare oggi, lasciando spazio al Signore. La pratica della Lectio divina e l’adorazione eucaristica diventano così un’esperienza da riscoprire: nella preghiera Cristo ci ricorda che siamo parte di Lui e che Lui è parte di noi. Mons. Bernardino ha ricordato ai presenti che ogni attività può diventare un’occasione di incontro con il Signore. Per questo è necessario aiutarsi reciprocamente a curare la vita interiore, non in modo individualistico, ma attraverso relazioni e amicizie nella fede capaci di durare nel tempo. Occorre partire dalla domanda: quale significato ha Gesù nella mia vita? Quale desiderio di Lui è presente in me? È stata sottolineata anche l’importanza della formazione diocesana e della progettazione del futuro. Non esiste una situazione ideale per iniziare: anche il mondo è nato dal caos – ha sottolineato il nostro vescovo – e ha trovato ordine attraverso la “separazione degli elementi”, il dare un nome alle cose e la definizione di confini. Per sviluppare la riflessione Mons. Bernardino ha spesso utilizzato immagini evocative, come quella del seme che, per portare frutto, deve essere gettato nella terra, non nel mare: saper avere una capacità critica, aiuta il discernimento per azioni feconde e per una revisione di vita che implica la disponibilità a lasciarsi interpellare dal Signore, senza sprecare grazia. Un’attenzione particolare è stata rivolta alle comunità prive di un pastore: oggi quasi la metà delle comunità della diocesi si trova in questa situazione. È stato lanciato, quindi, l’invito a visitare e accompagnare le realtà più piccole, senza lasciarsi imprigionare dai rimpianti, ma riscoprendo il valore del volersi bene e della cura reciproca.
La parola è poi passata al vicario d. Gino Governi, che ha evidenziato alcuni strumenti concreti per promuovere e alimentare il cammino pastorale.
– La Parola di Dio e la lectio divina: la Curia metterà a disposizione il Vangelo di Marco, riprendendo una precedente consuetudine e proponendolo in una forma utile alla lectio divina per le parrocchie.
– La scuola di teologia: da anni è uno strumento principalmente mirato alla formazione dei laici e dei movimenti ecclesiali, come approfondimento dei temi fondamentali della fede, organizzata in tre sedi, per favorire una più larga partecipazione.
– L’adorazione eucaristica: si propone di garantirne almeno una celebrazione mensile in ogni comunità parrocchiale. A proposito di tale pratica, d. Gino ha ricordato l’esperienza carismatica della beata Maria Maddalena dell’Incarnazione, originaria di Porto Santo Stefano, fondatrice delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. La sua memoria liturgica ricorre il 29 novembre. È stato suggerito di approfondire la conoscenza del suo percorso di fede e di approfittare della vicinanza del monastero delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento a Ischia di Castro, come meta per ritiri spirituali.
– La carità: è il terzo modo per entrare in relazione con Gesù, secondo le parole del Vangelo «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». La Caritas proporrà incontri formativi rivolti ai volontari, dedicati all’ascolto e all’educazione alla carità, sostenendo inoltre il consolidamento e la nascita dei centri di ascolto.
L’incontro ha mostrato una Chiesa numerosa e presente: una sala piena di persone che si sono lasciate coinvolgere e che hanno condiviso in sede la loro adesione al programma pastorale, è un segno incoraggiante. Ora si tratta di crescere in intensità di vita e di impegno, approfondendo i tre aspetti del cammino e scegliendo modalità concrete, anche oltre quelle proposte per fissare le coordinate del cammino, per procedere insieme con speranza. Il Vescovo ha infine accennato all’impegno di riprendere l’invito della lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, che nel 2001, tracciava il cammino della Chiesa dopo il Giubileo del 2000. I tratti specifici della lettera, si possono riassumere con l’impegno pastorale di ripartire da Gesù Cristo, la misura alta della vita cristiana ordinaria, la formazione all’arte della preghiera che è il fondamento di ogni rinnovamento spirituale, la Chiesa come casa e scuola di comunione, valorizzando la corresponsabilità di tutti i battezzati. Può essere quindi un ottimo sussidio per lo sviluppo del nostro percorso diocesano.
Nessuno è perfetto, ha concluso Mons. Bernardino, ma occorre impegnarsi e sostenerci vicendevolmente per mantenere una direzione chiara, vivere una relazione autentica con Cristo, costruire comunità accoglienti e tradurre la fede in gesti concreti di carità.
















