I nostri Santi

San Mamiliano
Durante la persecuzione vandalica di Unnerico (477-484) riparò all’isola di Montecristo. Da lì intrattenne relazioni con le popolazioni dell’arcipelago toscano e intraprese anche un pellegrinaggio a Roma sul sepolcro di S. Pietro.
Morì a Montecristo nel giorno 15 settembre e il suo corpo fu sepolto nell’isola del Giglio. In età longobarda i suoi resti furono traslati nella cattedrale a Sovana.
A S. Mamiliano era dedicata una antica chiesa, oggi dismessa, nel centro di Sovana. A lui è opportunamente dedicata la chiesa parrocchiale di Giglio Porto. La sua memoria è celebrata con solennità all’isola del Giglio il 15 settembre, die natalis, e a Sovana il 27 aprile, probabilmente in ricordo della solenne traslazione delle reliquie.
 
 
San Gregorio VII
Ildebrando nacque a Sovana probabilmente nel 1028. Edicato a Roma, scelse la vita monastica seconda la regola di San Benedetto.
Vari pontecifi si rivolsero a lui per affidargli delegazioni diplomatiche e per propagare la riforma nella Chiesa.
Eletto sommo pontefice nel 1073, prrese il nome di Gregorio VII. Lottò strenuamente per estirpare la simonia, per assicurare il celebato dei sacerdoti e per liberare la Chiesa dall’ingerenza del potere politico.
Avversato da molti e soprattutto dal re Enrico IV, morì in esilio a Salerno nel 1085.
 
 
San Paolo della Croce
Nacque a Ovada nel 1694 e crebbe aiutando il padre nel lavoro di mercante. Desiderando condurre una vita a servizio del Signore e dei fratelli, a 26 anni ricevette dal vescovo di Alessandria l’abito nero della penitenza e iniziò a prendersi cura dei malati e dei poveri. Col fratello Giovanni Battista si ritirò sul monte Argentario (Orbetello) per condurre vita eremitica insieme ad altri amici. Scendevano nei giorni di festa nei villaggi a predicare specialmente la passione di Gesù Cristo. Divenne sacerdote. Scrisse la Regola di quella che sarebbe stata la sua famiglia religiosa, «Passionisti» dedicati a testimoniare nella vita e nella predicazione il mistero della Croce. Né oltraggi, né malferma salute, né prove spirituali smorzarono mai la sua carità. Grande mistico, serbò fino alla vecchiaia un candore che forma l’incanto dei suoi scritti. Come direttore spirituale infondeva confidenza e coraggio; non esami minuziosi di coscienza, mai scoraggiarsi per le proprie colpe. Morì a Roma il 18 ottobre 1775.
 
Beata Madre Maria maddalena dell’Incarnazione
 
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