GIUBILEO DEI GIOVANI

Il Giubileo dei Giovani: un incontro indimenticabile con Dio attraverso le parole del Papa

La scorsa settimana, dal 31 luglio al 3 agosto, abbiamo partecipato al Giubileo dei Giovani a Roma.

Per iniziare il cammino e prepararci spiritualmente ai giorni a venire ci siamo recati a Orbetello.

Qui, guidati da Don Stefano Scotto e Don Andrea Covitto, abbiamo approfondito l’importanza della Professione di Fede, spesso vissuta con superficialità anziché come un impegno profondo e pubblico di obbedienza a Cristo; come infatti si legge nella Lettera ai Romani: “Con il cuore si crede per ottenere la Giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per ottenere la salvezza”. In molti casi, infatti, quello che è il segno di riconoscimento dei battezzati, il “simbolo”, viene vissuto invece come un’abitudine senza apprezzarne appieno l’importanza.

Per vivere nella sua completezza il Giubileo, abbiamo quindi partecipato alla Messa, dove abbiamo ricevuto il mandato del pellegrino, e, in seguito, all’Adorazione Eucaristica, dove ci siamo accostati al sacramento della Confessione.

Il giorno dopo siamo partiti per Roma e abbiamo attraversato la Porta Santa con il cuore e la mente pronti ad accogliere Dio. Nel pomeriggio abbiamo poi incontrato gli altri giovani della Toscana con i quali abbiamo vissuto un momento di profonda riflessione.

Sabato ci siamo spostati a Tor Vergata per vivere, insieme ad un milione di pellegrini provenienti da 146 paesi, quello che è stato il cuore effettivo del Giubileo dei Giovani, la veglia e la messa guidate dal Santo Padre Leone XIV, che ha deciso di percorrere l’ultimo tratto verso l’altare a piedi, diventando anche Lui un pellegrino, come tutti noi.

Durante la veglia il Papa ha ascoltato i dubbi e le paure di noi giovani che viviamo in un’epoca di incertezze e di superficialità e ci ha ricordato che l’amore di Dio è una roccia pronta a sostenerci e “davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio”.

Il giorno dopo, durante l’omelia, ci ha invece invitato a riflettere sul senso profondo della vita, sottolineando come accumulare oggetti materiali non porti a vivere la pienezza della esistenza umana; piuttosto è solo facendo crescere in noi la tenerezza, la bontà e il perdono, come quelli di Cristo, che potremo cogliere il vero gusto della Vita.

È stata un’esperienza molto importante, ricca di momenti di gioia e di condivisione, ma soprattutto di riflessioni che ci hanno ricordato quanto l’amore di Dio sia grande e costante, “un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente”.

 

Francesca Silvan, Alessandro Della Monaca