OMELIA

tenuta dal vescovo il 28 settembre 2003 nella cattedrale di Sovana per la celebrazione di apertura del sinodo


Ringraziamo il Signore, che ci riunisce oggi in questa chiesa madre per avviare col sinodo un cammino di comunione e di speranza. Ringraziamo il Signore e rimaniamo con fede alla sua presenza, garantita da lui, quando due o tre sono riuniti, non a titolo proprio, ma specificamente nel  suo nome. Disponiamoci ad accogliere i suggerimenti del suo Spirito per lasciarci guidare da lui solo a compiere un’esperienza di Chiesa libera e serena.
Ragionando secondo gli uomini può sembrare assurdo convocare un’assemblea numerosa e aprire un dibattito dall’esito incerto per stabilire norme che il vescovo potrebbe di per sé dettare anche da solo. Ragionando secondo la logica di Dio, sperimentata nella bimillenaria tradizione della Chiesa, nulla ci appare più congruo e opportuno che trattare insieme ciò che riguarda tutti, affinché il poco o il tanto che verrà deciso non scaturisca dall’intraprendenza di uno, ma sia frutto maturo della riflessione di tanti.
Mentre vi ringrazio di aver aderito alla convocazione sinodale, mi affido alla vostra magnanimità e alla vostra sapienza per studiare insieme come essere oggi più credibili nella testimonianza a Gesù e al suo vangelo, come essere sempre più liberi e puntuali nella nostra organizzazione pastorale.
(…)
Una nuova realtà
E’ sotto gli occhi di tutti e davanti al cuore di ognuno il cambiamento vertiginoso che la nostra società sta subendo e attuando. E’ un cambiamento che coinvolge l’umanità intera e quindi, in gradi diversi, l’occidente, il nostro paese e il nostro territorio. La vita che voi oggi conducete non è più quella dei vostri genitori, o tanto meno quella dei vostri nonni: è radicalmente cambiata nei suoi ritmi e in tante sue forme. Talvolta, invece, l’organizzazione della diocesi e i modi di annunciare il vangelo sono rimasti gli stessi di allora. Certo non mancano preziosi e significativi elementi di novità, come non mancano effettive sensibilità e lodevoli suggestioni per un opportuno rinnovamento pastorale. Si tratta ora di farne una verifica, di stabilire insieme ciò che è buono e di richiederne poi a tutti con autorevolezza una puntuale attuazione.
Una nuova sfida
Abbiamo davanti a noi una sfida: quella fede, che i nostri padri ci hanno tramandato e che noi abbiamo accolto con gioia, deve essere trasmessa, integra e viva, alle generazioni che verranno; quell’amore, che il Signore ha sempre riversato nella sua Chiesa e nelle famiglie e che noi abbiamo beneficamente sperimentato, deve essere comunicata a tutti gli uomini del nostro tempo. Di questa sfida siamo responsabili e di questa responsabilità dovremo rendere conto al Signore, ciascuno secondo il proprio ordine e grado.
E’ una sfida che ci accomuna a tutti i fratelli nella fede di ogni luogo della terra, sotto la guida del Santo Padre, successore del beato apostolo Pietro. Ci accomuna particolarmente alla sollecitudine del vescovi italiani e dei loro collaboratori per annunciare il vangelo in un mondo che cambia.
Più da vicino questa sfida ci riguarda per il futuro della nostra Chiesa diocesana. Molti fedeli attendono da noi un segnale: alcuni con lucida coscienza, altri senza esplicita percezione, ma sono in molti ad  attendere un segnale chiaro di fede autentica nel Signore Gesù Cristo e di testimonianza generosa per costruire la civiltà dell’amore.
Guardano a noi molti fratelli e sorelle che sono forti nella fede: aspettano un incoraggiamento per camminare più sicuri.
Guardano a noi molti fratelli e sorelle che si sono allontanati dalla vita cristiana: aspettano un aiuto per decifrare la nostalgia di Dio e compiere il passo decisivo del ritorno.
Guardano a noi fratelli e sorelle che non hanno conosciuto il Signore o comunque non hanno avuto modo di apprezzarlo: ci interrogano sul senso vero della vita e attendono anche per mezzo nostro risposte persuasive.
Guardano a noi, forse non meno intensamente degli altri, quelle persone che dicono di non credere, o che mostrano disinteresse per il Signore e la sua Chiesa: inconsapevolmente ci mettono alla prova e verificano la sincerità della nostra testimonianza. Davvero chi non è contro di noi è con noi!
Una nuova profezia
Abbiamo questa responsabilità e dobbiamo affrontarla con il coraggio della profezia. Senza cercare cose grandi, superiori alle nostre forze, senza sognare progetti inattuabili, ma anche senza dimenticare che lo Spirito di Dio agisce in noi. In sinodo ciascuno dovrà parlare ed esprimersi come lo Spirito Santo gli suggerirà in quel momento. Sia questo il momento della profezia! Fossimo tutti profeti nella nostra Chiesa!
Se, dopo la consultazione dello scorso anno, qualcosa di valido non fosse stato recepito negli schemi che verranno presentati, lo si proponga di nuovo.
Siate persone che nulla risparmiano di quanto ritengono essenziale al bene della Chiesa, per non contrastare lo Spirito, che agisce liberamente in tutti.
Sentitevi sempre pronti ad accettare il bene da chiunque, anche da quelli che apparentemente non sembrano ‘dei nostri’, perché diversi da noi nel modo di cogliere le istanze del presente o di interpretare i problemi della vita.
Faremo tesoro del consiglio dell’Apostolo e ci ascolteremo a vicenda con carità e pazienza, con tutta umiltà, considerando gli altri superiori a noi, senza cercare il proprio interesse o il proprio punto di vista, ma l’interesse di tutti, il bene della Chiesa.
 
Una nuova tradizione
Il dibattito sinodale sia vivo e caloroso per costruire insieme, sotto la guida dello Spirito Santo, una vera ‘tradizione’ locale, incentrata sulla comunicazione del vangelo, destinata a noi stessi e alle prossime generazioni che verranno. La fede non si trasmette con l’improvvisazione, ma con la tradizione vivente della Chiesa. Senza tradizione non c’è la Chiesa e non esiste il cristiano.
La tradizione è gioia di attingere e di offrire, di accogliere e di donare, perché noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Signore.
La tradizione è anche palestra di buone abitudini, che ritmano e qualificano la vita della comunità e delle persone; la tradizione è segno di identità, di appartenenza, di continuità nella storia e di fecondità per il futuro.
Noi abbiamo bisogno di rafforzare la nostra identità, di sperimentare la gioia d’appartenere a questa Chiesa locale. Se il Signore ci ha posti qui e oggi, avrà pure i suoi scopi e i suoi disegni! Diciamogli grazie e impegniamoci generosamente a non disperdere il dono ricevuto. Diamo un segno forte di stabilità della nostra Chiesa: non solo nel ministero del vescovo, ma anche nel sentire comune dei preti, nella vivacità di fede dei laici.
Da parte mia sono profondamente convinto che la nostra realtà diocesana è assai più vivace e compatta di quanto le circostanze non hanno permesso di esprimere. Ma appunto per questo ritengo necessario l’impegno di tutti a costruire insieme la ‘nostra’ tradizione: nell’annuncio del vangelo, nella liturgia e nel canto, nella pietà popolare, nella testimonianza della carità, nell’organizzazione pastorale, nella disciplina amministrativa; tradizione anche sulla famiglia, soggetto irrinunciabile da sostenere con forza e  da rimotivare con entusiasmo.
Tradizione viva, non consuetudine stanca e strascicata. Tradizione che affonda saldamente le radici sul vangelo immutabile del Signore e stende i rami della profezia verso ogni riflesso dello  Spirito Santo che brilla all’orizzonte.
L’esperienza sinodale ci aiuti a sentire la fierezza di appartenere a questa Chiesa e a cercare la gioia di servirla generosamente da protagonisti. Il libro sinodale possa costituire un autentico tesoro da cui poter sapientemente estrarre le cose antiche di sempre e le cose nuove dell’oggi.
Lo Spirito di Dio aleggi su di noi
Con umiltà e fervore, con tenera devozione e stabile fiducia invoco sul sinodo l’intercessione della Madre di Dio, madre del buon consiglio.
Invoco l’intercessione dei nostri santi patroni; particolarmente ci sia vicino Gregorio VII, che di sinodi ha avuto una esperienza singolare: ci sia vicino qui nella sua Sovana e nell’aula sinodale, intitolata al suo nome.
L’immagine che ha dato volto alla preghiera per il sinodo e che ancora ci accompagna, raffigura lo Spirito Santo che aleggia su questa cattedrale.
Possa davvero aleggiare su noi lo Spirito di Dio e rendere feconda la sua Chiesa! Possa librarsi come colomba da questa chiesa madre sulle colline fino alla montagna e fino al mare! Anche se noi, per la nostra debolezza, ci attardassimo a dormire negli ovili, splendano come d’argento le sue ali e le sue piume con riflessi d’oro!
Vieni, Spirito Santo.
Vieni e forgia ognuno di noi come strumento vivo della tua grazia.
Vieni su questo sinodo, perché ogni nostra decisione sia da te ispirata e da te sia resa conforme alla volontà di Dio.
E se, per ignoranza, dovessi accingermi a firmare qualcosa che non corrisponde al vero bene della Chiesa, trattieni prima la mia mano, qualunque sia il modo in cui tu voglia farlo.
Vieni, Spirito Santo.
Se pensiamo a noi, ci sentiamo incapaci, ma in te è la nostra fiducia, in te la nostra speranza, per questo sappiamo che il sinodo non lascerà delusi.
E se vedremo frutti di bene per la nostra Chiesa, non sarà per noi motivo di vanto, ma solo occasione di riconoscere che tu hai guidato le nostre menti e sostenuto i nostri cuori.
Vieni, Spirito Santo.
Aiutaci a far sì che questo sinodo si accordi alla lode perenne che tutta la Chiesa innalza a te, unico Dio con il Padre e il Figlio Gesù Cristo, nei secoli dei secoli. Amen.